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Salmo 91 per i malati: come pregarlo su chi ami

Sono le tre di notte e la stanza è illuminata solo dalla lampada sul comodino. Tuo padre dorme con la bocca aperta, il respiro irregolare, e tu tieni in mano un foglio piegato con il Salmo 91. Non sai se leggerlo ad alta voce o solo seguirlo con gli occhi. Va bene così. Questo salmo non è una formula magica da recitare alla lettera. È una preghiera antica che la Chiesa mette accanto agli ammalati, e spesso la si dice quando le parole nostre si sono esaurite. Se stai cercando un modo per stare vicino a chi ami senza invadere il suo silenzio, sei nel posto giusto.

In queste pagine non trovi una promessa di guarigione. Trovi il testo del salmo, spiegato senza giri di parole, e un modo concreto per pregarlo accanto a un letto. Ti dirò quali versetti parlano di malattia e di soccorso, come alternare silenzio e voce, che cosa fare se arriva il sacerdote per l'unzione degli infermi e come restare fedeli quando la guarigione non arriva. Se vuoi avere sottomano la versione completa, puoi aprire il Salmo 91 intero e leggerlo con calma. Non serve una voce speciale. Serve la tua presenza.

1. Tu che abiti al riparo dell'Altissimo e dimori all'ombra dell'Onnipotente,
2. di' al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido».
9. Poiché tuo rifugio è il Signore e hai fatto dell'Altissimo la tua dimora,
10. non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
14. «Lo salverò, perché a me si è affidato; lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.
15. Mi invocherà e gli darò risposta; presso di lui sarò nella sventura, lo salverò e lo renderò glorioso.
16. Lo sazierò di lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza».

Se non riesci a pregare, resta seduto. Tieni la mano del malato se lui la lascia prendere. Respira piano. Il salmo può essere letto anche solo mentalmente, una frase alla volta, oppure ascoltato da un registratore. Dio non misura la qualità della tua voce. Guarda il tuo ammalato, non il foglio, quando senti che le parole si fanno pesanti. A un certo punto potresti accorgerti che il salmo non ti sta cambiando la situazione, ma sta cambiando te: ti fa restare lì, senza fuggire, con il cuore un po' più largo.

Che cosa dice davvero il Salmo 91 sulla malattia

Il Salmo 91 non è un referto medico. È un canto di fiducia che nasce in mezzo al pericolo, e la tradizione ebraica e cristiana lo ha letto anche nelle stanze degli infermi. I versetti 9 e 10 parlano di dimora sotto la protezione di Dio, e la parola ebraica per dimora richiama un rifugio dove si sta, non un incantesimo che tiene lontana ogni malattia. I versetti 14, 15 e 16 sono i più espliciti: Dio dice che starà accanto a chi è nel bisogno, lo libererà, lo esalterà, gli darà lunga vita. Il versetto 15 è Dio che parla in prima persona: io sono con lui nella tribolazione. Non è una garanzia di guarigione, ma una presenza promessa dentro la malattia.

Quando lo leggi a un malato, tieni presente una cosa: il salmo non dice che chi ha fede sufficiente non si ammala. Dice che Dio è un rifugio. La tradizione lo recita a Compieta, la preghiera della notte, proprio perché la notte è il tempo in cui la paura si ingrossa. Molti lo hanno mormorato in ospedale, senza vedere una guarigione immediata. Anzi, proprio lì il salmo è diventato vero in un modo più sobrio: non come scudo che impedisce il dolore, ma come voce che impedisce alla solitudine di avere l'ultima parola. Se un malato ti chiede se sta pregando abbastanza, non rispondere con un conto delle sue preghiere. Digli che il salmo è già suo, anche quando riesce a dire solo la prima parola.

Come pregarlo al letto del malato, passo per passo

Prima di aprire il salmo, chiedi permesso con una frase semplice: posso leggerti qualcosa? Se il malato dorme o è molto stanco, non svegliarlo per dovere. Puoi leggere sottovoce accanto al letto, oppure pregare in silenzio tenendo il foglio in mano. Quando è sveglio, digli che cosa stai per fare. Non serve una liturgia lunga. Comincia con il segno della croce, se lui lo fa volentieri, poi leggi lentamente i versetti 9 e 10, fai una pausa, e arriva al versetto 15, dove Dio dice: io sono con lui nella tribolazione. Quella frase, da sola, può bastare. Se vuoi altre formule brevi da alternare, le trovi in preghiere per i malati.

Dopo la lettura, non riempire subito il silenzio. Lascia passare qualche minuto. A volte il malato vuole raccontare una paura, altre volte vuole solo la tua mano. Se è cosciente e lo desidera, chiedigli se vuole ripetere con te una frase del salmo, per esempio: tu sei il mio rifugio. Non correggere la sua pronuncia e non spiegare ogni parola. La preghiera al letto è più vicina alla compagnia che alla lezione. Se la situazione è grave e non sai come continuare, puoi usare una preghiera breve per un malato grave e alternarla ai versetti. Ricordati di fermarti quando lui è stanco. Anche cinque minuti fatti con attenzione valgono più di venti minuti recitati con fretta.

Se vuoi una preghiera da dire a voce alta, non solo versetti da leggere, usa questa. Resta dentro le parole del salmo e non aggiunge nulla che la Chiesa non firmerebbe.

1. Signore Gesù, tu hai portato la malattia degli uomini e non hai allontanato nessuno che ti abbia chiesto aiuto.
2. Ti affido la persona che amo, nel suo letto, con tutto ciò che questa notte la spaventa.
3. Sii tu il suo rifugio dove non può nascondersi da questa malattia, e la sua fortezza dove non riesce più a reggersi.
4. Manda accanto a lui le persone che se ne prendono cura: i medici, chi lo assiste, gli amici.
5. Se vuoi guarirlo, guariscilo. Se la guarigione ha bisogno di tempo, rendi paziente lui e rendi salda me.
6. Non lasciarlo solo in questa stanza stanotte, e trasforma la sua paura in fiducia.
7. Amen.

Il sacramento che sta accanto a questo salmo

Il salmo è una devozione. L'unzione degli infermi è un sacramento. La differenza non è una sottigliezza: il sacramento è un segno stabilito dalla Chiesa, e la lettera di Giacomo al capitolo 5, versetto 14, dice di chiamare i presbiteri perché preghino e ungano il malato nel nome del Signore. Non è l'ultimo rito riservato a chi sta morendo. La Chiesa unge le persone che sono in pericolo di vita, ma anche chi soffre una malattia grave e chi si sta riprendendo. Se il tuo familiare è ricoverato, puoi chiedere in reparto o in parrocchia la visita di un sacerdote. Non aspettare l'ultimo momento per paura di spaventarlo. Spesso è il malato stesso a desiderarlo.

Quando il sacerdote arriva, non devi organizzare una funzione alternativa. Puoi mettere sul comodino il foglio del salmo e, se lui è d'accordo, leggere un versetto prima o dopo l'unzione. Il salmo non sostituisce il sacramento e il sacramento non rende il salmo superfluo. Stanno su due piani: uno è il segno sacramentale che la Chiesa consegna, l'altro è la preghiera che tu e il malato offrite. Se vuoi continuare a pregare a casa dopo la visita, puoi tenere il salmo accanto al letto e usarlo come preghiera serale. In una casa dove c'è un malato, anche la protezione della famiglia diventa una richiesta concreta: protezione della famiglia non significa assenza di prove, ma unità nel portarle.

Quando la guarigione non arriva

A un certo punto i medici dicono che non c'è più niente da fare, oppure la malattia dura mesi e le tue preghiere sembrano rimbalzare sul soffitto. È qui che il Salmo 91 può diventare scomodo. Non ti promette che il malato guarirà. Ti promette che Dio è con lui nella tribolazione. Se qualcuno ti dice che la guarigione non arriva perché manca fede, non credergli. Gesù ha pregato il Padre e ha sudato sangue, e non è stato risparmiato dalla croce. La fede non è una leva che piega Dio ai nostri piani. È la mano che resta aperta anche quando non riceve quello che chiede. Il salmo, in questa stanza, non toglie il dolore. Ti tiene compagnia mentre il dolore c'è.

Quando la guarigione non arriva, il tuo compito cambia. Non devi trovare la preghiera giusta per convincere Dio. Devi restare. Puoi leggere il salmo anche se il malato non risponde, puoi cantarlo sottovoce se conosce la melodia, puoi smettere quando la voce ti si spezza. Se il malato è un bambino, le parole diventano ancora più pesanti e forse ti sembrerà di non avere diritto a lamentarti. Non è così. Puoi usare il linguaggio semplice di una preghiera per i figli e affidare a Dio quello che non sai dire. E se non riesci a pregare, chiedi a qualcuno di pregare con te. La Chiesa non è fatta solo di persone forti.

Domande frequenti sul Salmo 91 per i malati

Il Salmo 91 promette che il malato guarirà?

No. Il Salmo 91 non contiene una promessa di guarigione fisica. I versetti 14, 15 e 16 parlano di liberazione e di vicinanza di Dio, e al versetto 15 è Dio stesso a dire che sarà con chi è nella tribolazione. Quella presenza è la promessa centrale. La malattia può continuare, e il salmo resta vero. Se qualcuno usa il salmo per assicurarti che il tuo caro guarirà, sta aggiungendo al testo qualcosa che il testo non dice.

Quali versetti si leggono su un malato?

I versetti più adatti sono il 9, il 10, il 14, il 15 e il 16. Il 9 e il 10 parlano di dimorare sotto la protezione di Dio. Il 14 dice che Dio libera chi si affida a lui. Il 15 è il cuore della preghiera per un malato, perché Dio dice: io sono con lui nella tribolazione. Il 16 chiude con la promessa di salvezza e di vita. Puoi leggerli di seguito, oppure fermarti solo sul 15 se il malato è stanco.

Posso pregare il Salmo 91 se il malato non è cosciente?

Sì. La preghiera non dipende dalla risposta del malato. Puoi leggere il salmo sottovoce accanto al letto, oppure pregarlo in silenzio tenendo la sua mano. La Chiesa crede che la comunione dei santi non si interrompa quando una persona non è cosciente. Non serve alzare la voce. Non serve spiegare ogni parola. Se ti è utile, scegli il versetto 15 e ripetilo lentamente. A volte il malato ascolta anche in uno stato di sonno profondo, ma non devi verificarlo. La tua presenza fedele è già una preghiera.

Devo chiamare un sacerdote o basta il salmo?

Il salmo è una devozione e non sostituisce il sacramento. Se il malato è in pericolo di vita, è grave o sta affrontando una malattia importante, chiama un sacerdote per l'unzione degli infermi. La lettera di Giacomo al capitolo 5, versetto 14, chiede di chiamare i presbiteri. Il salmo può accompagnare quel momento, prima o dopo. Non aspettare che sia troppo tardi. La Chiesa unge anche chi è vicino alla morte e chi sta iniziando a riprendersi. Il sacerdote non porta sfortuna.

Che cosa dico se il malato mi chiede perché Dio non lo guarisce?

Non hai una risposta che tolga il dolore. Puoi dire la verità: non lo so. Poi puoi restare lì. Evita frasi come Dio ha un piano migliore o devi avere più fede, perché suonano come accuse. Puoi dire che il salmo non promette una guarigione, ma promette che Dio è con lui nella tribolazione. Se il malato piange, non cambiare discorso. Chiedigli se vuole che preghiate insieme il versetto 15. A volte la risposta onesta è più vicina a Dio di una spiegazione.

Posso pregare il Salmo 91 per me, se sono io il malato?

Sì. Il salmo non è riservato a chi sta accanto a un letto. Puoi pregarlo per te, anche con voce debole, anche fermandoti a metà. Scegli il versetto 15 e lascia che Dio ti dica: io sono con te nella tribolazione. Non devi pregare in modo perfetto. Se non riesci a leggere, puoi ascoltare una registrazione o chiedere a qualcuno di leggertelo. La tua malattia non ti rende un peso per la Chiesa. Ti rende una persona che riceve una preghiera e che può offrirla.

Quali altre preghiere si affiancano al Salmo 91?

Puoi affiancare il Padre Nostro, l'Ave Maria e una preghiera semplice di affidamento. Il Rosario, se il malato lo gradisce, può essere pregato anche in parte. La preghiera per i malati della Chiesa e il salmo 23 sono altri testi che molte famiglie usano accanto al letto. Se vuoi un aiuto pratico, puoi usare una raccolta di preghiere per i malati e scegliere quelle che il tuo caro riconosce. Non serve accumulare formule. Meglio poche parole ripetute con calma.

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