La novena di Natale comincia il 16 dicembre e finisce la vigilia. In chiesa si dice prima della messa serale, spesso con i bambini del catechismo davanti al presepe ancora vuoto. A casa si può fare lo stesso, con un foglio stampato, un cero e dieci minuti. Non serve altro. Quello che conta è arrivare al 24 con qualcosa di preparato dentro, non con la sensazione di aver saltato un compito.
Qui trovi le radici dei nove giorni, la differenza con l'Avvento, i dubbi pratici di chi prega in famiglia e le nove sere una per una.
Il numero viene da due parti diverse. La prima è il tempo dell'attesa: nove mesi separano l'Annunciazione dal Natale, e la Chiesa li conta a ritroso fino al 25. La seconda è più antica e più stretta. Dopo l'Ascensione gli apostoli restano in preghiera nel cenacolo con Maria per nove giorni, fino a Pentecoste. Da lì viene l'uso della novena come tempo di preghiera insistente prima di una festa.
Le due radici si sono sovrapposte. Per questo la novena di Natale non è soltanto un conto alla rovescia, ma una preghiera che imita quella della prima comunità: stessa sala, stessa attesa, stessa compagnia di Maria.
Nel calendario italiano la novena di Natale occupa le sere dal 16 al 24 dicembre. Nove giorni esatti, vigilia compresa. In molte parrocchie si recita o si canta prima della messa vespertina, e i bambini del catechismo portano il foglietto. In alcuni paesi del Sud si scrive una N sul portone di casa per segnare che quella famiglia fa la novena.
Se apri tre o quattro foglietti parrocchiali diversi, trovi spesso la stessa struttura: un'invocazione, un brano di Vangelo, una considerazione breve, un Padre nostro e un'Ave Maria. La ragione è storica. La Novena del Santissimo Natale di Alfonso Maria de' Liguori è del 1758 e ha circolato per secoli in tutte le parrocchie del Regno, poi d'Italia.
Lo stesso Liguori scrisse nel 1754 Tu scendi dalle stelle. Non è una coincidenza: le sue canzoni natalizie e la sua novena viaggiavano insieme nei libretti, e ancora oggi gli zampognari che scendono dall'Abruzzo a suonare davanti ai presepi portano in repertorio quella melodia. Il testo che leggi in chiesa è spesso una riduzione di quel libretto settecentesco.
Saperlo aiuta. Quando il foglietto ti sembra ripetitivo, ricordati che stai usando materiale pensato per gente che non sapeva leggere bene e ascoltava soltanto. La ripetizione era il punto.
L'Avvento comincia quattro domeniche prima del Natale, dura quasi un mese e ha un tono suo: sobrio, penitenziale, con l'attesa del Signore che viene nella gloria. La novena invece è l'ultimo tratto, la salita finale. Per questo comincia tardi, il 16, quando l'Avvento è già a metà.
C'è una ragione pratica. Nove sere di preghiera in famiglia si tengono se sono concentrate. Distribuite su quattro settimane si perdono. Cominciando il 16, il Natale è vicino e la stanchezza di dicembre si trasforma in qualcosa che stringe.
Se salti l'Avvento e fai solo la novena, va bene lo stesso. Se fai l'Avvento e salti la novena, va bene ugualmente. Non sono in concorrenza.
La sera, dopo cena, spegni la televisione. Accendi una candela davanti al presepe, che in quei giorni è ancora senza Bambinello. Leggi il Vangelo del giorno o il foglietto, poi un Padre nostro, un'Ave Maria e la preghiera della sera. Dieci minuti, non di più. Se la casa è piccola, va bene la cucina.
Con i bambini piccoli, sotto i sei anni, tieni solo la candela e una frase. Con quelli delle medie, lascia che leggano loro il brano. Con gli adolescenti, non obbligarli a restare: è meglio che passino e ascoltino un minuto che stare seduti e annoiati per venti. Chi vuole si unisce, chi non vuole non è escluso dalla tavola.
In molti paesi si aggiunge un gesto: la N sul portone, o una candela in più ogni sera, o il canto di Tu scendi dalle stelle alla fine. Il canto aiuta più della spiegazione.
La novena non obbliga sotto pena di peccato. Non è un voto, non è una legge della Chiesa, non c'è nessun peccato se una sera crolli sul divano e ti addormenti. È una pratica di pietà, e le pratiche di pietà si adattano alla vita reale.
Se salti una sera, la sera dopo riprendi dal punto in cui eri. Non ricominciare dal primo giorno. Se salti tre sere di fila perché in casa c'è l'influenza, puoi recuperare la sera stessa leggendo due giorni, oppure accorciare e fare solo le ultime tre. Meglio tre sere fatte che nove sere rimandate all'anno prossimo.
Discorso diverso se hai chiesto che si celebrino nove Messe in novena. In quel caso le Messe le dice il sacerdote, e le dice comunque, anche se tu non riesci ad andarci tutte le volte. La novena di Messe è un'affidare la tua intenzione alla preghiera della Chiesa, non un contratto a prestazione.
Vale la pena dirlo chiaro. La forza non sta nel contare fino a nove. Se fosse il numero a contare, basterebbe una calcolatrice. La novena vale perché è preghiera insistente, e perché ti tiene vicino al mistero che stai aspettando. Nove sere di distrazione davanti a un foglietto non producono nulla; tre sere attente valgono di più.
Per questo, se la novena diventa un dovere che pesa, taglia. Fai cinque sere invece di nove. Fai una preghiera sola invece di tre. Il rischio vero non è pregare poco, è smettere del tutto perché ci si è imposti un ritmo impossibile. La Chiesa non chiede eroismo a dicembre.
E se una sera non senti niente, va bene lo stesso. La preghiera della Chiesa non dipende dal tuo umore serale.
Si comincia da Maria che aspetta. Nove mesi sono lunghi, e lei li ha passati in casa, tra le faccende, senza sapere come sarebbe andata. La prima sera si impara da lei l'attesa paziente, quella che non riempie il tempo di rumore.
Maria, insegnaci ad aspettare senza fretta.
Tu che hai portato il silenzio in casa, prega per la nostra.
Fa' che questa prima sera non sia solo un inizio formale.
Amen.
Giuseppe riceve la notizia in sogno e decide di fidarsi. Non capisce tutto, non ha garanzie scritte. La seconda sera si prega per chi in casa deve decidere qualcosa e non sa come. Si chiede la sua stessa discrezione.
Giuseppe, uomo giusto, aiutaci a fidarci anche quando non vediamo chiaro.
Dona pace a chi in questa casa deve scegliere.
Insegnaci a fare senza rumore.
Amen.
Maria parte e va in fretta sulle montagne a servire. La terza sera si guarda fuori dalla propria porta: chi aspetta una visita, chi è solo, chi ha bisogno di una telefonata. La gioia di Elisabetta passa attraverso un viaggio fatto a piedi.
Signore, rendici capaci di uscire di casa per qualcuno.
Benedici chi stasera è solo e non lo dice.
Fa' che la nostra visita porti gioia, non disturbo.
Amen.
Il Vangelo dice che Giuseppe e Maria salgono da Nazaret a Betlemme per il censimento. Un viaggio scomodo, imposto da altri, con una donna incinta. La quarta sera si prega per chi viaggia davvero, per chi è lontano da casa e per chi non sa dove dormirà.
Signore, proteggi chi cammina stasera su una strada.
Apri le porte a chi cerca un posto per dormire.
Fa' che la nostra casa non sia mai chiusa a chi bussa.
Amen.
Betlemme non trova posto per loro. La quinta sera si affronta la parte scomoda: il rifiuto, la stanza negata, la povertà che non si sceglie. Si prega per chi non è accolto, e si chiede perdono per le volte che abbiamo chiuso noi.
Signore, abbi pietà di chi non trova posto.
Perdonaci quando siamo stati noi la porta chiusa.
Insegnaci a fare spazio, anche scomodo.
Amen.
I pastori erano gente che dormiva all'aperto e faceva turni di notte. A loro per primi è arrivato l'annuncio. La sesta sera si prega per chi lavora di notte, per chi veglia su qualcuno, per chi non riesce a dormire perché ha un pensiero.
Signore, ricorda chi stasera non dorme.
Benedici il lavoro notturno e chi veglia su un malato.
Dona riposo a chi ha la testa piena.
Amen.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra. Le parole degli angeli sono le stesse che cantiamo a Messa, e le cantavano gli zampognari davanti ai presepi. La settima sera si prega con la voce: si canta qualcosa, anche stonati, anche Tu scendi dalle stelle.
Signore, accetta il nostro canto stonato.
Fa' che la pace cominci nelle nostre case.
Insegnaci a lodarti senza vergogna.
Amen.
Emmanuele, Principe della pace, Pane di vita, Luce del mondo. La tradizione riempie le ultime sere di nomi, come si fa con un bambino che sta per nascere. L'ottava sera ogni persona in casa sceglie un nome e lo dice ad alta voce.
Gesù, Emmanuele, Dio con noi, resta con questa famiglia.
Gesù, luce, illumina ciò che non capiamo.
Gesù, pane, sfama chi stasera ha fame.
Amen.
L'ultima sera il presepe è ancora vuoto. Si mette il Bambinello solo a mezzanotte o prima di andare a letto. Si prega poco e si sta in silenzio. Domani è Natale, e la casa è pronta, anche se non è perfetta.
Signore, siamo arrivati alla vigilia stanchi e contenti.
Entra in questa casa come sei entrato a Betlemme.
Dona a tutti noi un Natale di pace vera.
Amen.
(Questa preghiera è scritta dal nostro team, non è un testo ufficiale della Chiesa.)
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Dal 16 al 24 dicembre, nove giorni compresa la vigilia. In parrocchia si recita o si canta di solito prima della messa serale. A casa si può scegliere un'altra ora, purché sia sempre la stessa.
No. La novena non obbliga sotto pena di peccato e non richiede di ripartire da capo. Riprendi dalla sera che tocchi, oppure accorcia e fai le ultime sere. Meglio poche sere fatte che nove rimandate.
La Novena del Santissimo Natale di Alfonso Maria de' Liguori, del 1758, è la base di gran parte dei foglietti parrocchiali ancora in uso. Lo stesso autore scrisse nel 1754 Tu scendi dalle stelle, il canto che gli zampognari suonano davanti ai presepi.
L'Avvento dura quattro settimane e comincia quattro domeniche prima del Natale. La novena copre solo gli ultimi nove giorni, dal 16 al 24. Comincia tardi di proposito, per concentrare la preghiera nel tratto finale.
Si chiede a un sacerdote di celebrare nove Messe, una al giorno, affidando a ciascuna la tua intenzione. Le Messe si celebrano comunque, anche se tu non puoi essere presente a tutte. Non è un contratto: è un affidare la tua preghiera a quella della Chiesa.
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